La “cervicalgia” è uno dei problemi posturali più diffusi: è causa di numerosi sintomi, che a volte possono limitare seriamente la qualità della vita.
Tra i fattori di rischio vi sono le posture viziate al lavoro, associate ad una flessione del rachide cervicale mantenuta a lungo, un alto stress psicologico, passare molto tempo davanti a device elettronici e un precedente trauma in regione cervicale che ha comportato dei danni tissutali o delle alterazioni strutturali.
Nella maggior parte dei casi, all’origine del dolore c’è un’alterazione non grave che interessa le strutture muscolo-scheletriche situate nella regione cervicale: muscoli, legamenti e dischi intervertebrali, che garantiscono sia il movimento sia il sostegno. Uno stress meccanico esagerato e non corretto rispetto a quello che queste strutture possono sopportare, provoca dolore.
L’eziopatogenesi è però varia, può essere dovuta da problemi da ernia discale, artrosici, stomatognatici, vestibolari, visivi e molti altri; tutti con una caratteristica comune: la forte tensione della muscolatura cervicale.
Uno dei disturbi più frequenti e fastidiosi associati al dolore cervicale è la cefalea, comunemente chiamata “mal di testa”
A causa della prolungata tendenza alla flessione, l’effetto peso creato dal carico della testa e dalla tensione dei muscoli del collo provocherà un adattamento strutturale della componente osteo-articolare che con il tempo può portare a una degenerazione delle vertebre cervicali e dei dischi intervertebrali ,e ad una perdita della fisiologica lordosi cervicale con un aumento della flessione del tratto cervico-dorsale.
Di conseguenza, si possono verificare degenerazioni discali, stenosi cervicale e sintomi radicolari.
La perdita della curvatura naturale della cervicale porta a un aumento della tensione sul collo e sulle spalle e questo peso nel tempo si traduce in dolore, rigidità e mal di schiena.
Da questi studi si evince la forte correlazione tra emicrania e muscoli cervicali, basti pensare che il muscolo trapezio, uno dei muscoli più contratti e rigidi in caso di problema cervicale, termina fondendosi con l’inserzione del muscolo occipito frontale. Risulta evidente come una forte tensione del muscolo trapezio possa poi tradursi in un’irritazione del muscolo occipito-frontale, che porta ad episodi di emicrania.
Un altro importante collegamento, spesso sottovalutato, tra mal di testa e cervicalgia “passa” dalla bocca attraverso collegamenti miofasciali e neurologici. Tra i collegamenti miofasciali svolge un ruolo rilevante la catena linguale, tra quelli neurologici il trigemino che innerva i muscoli masticatori e l’articolazione temporo-mandibolare.
L’Articolazione Temporo-Mandibolare (ATM) è coinvolta in molteplici azioni tra cui deglutizione, masticazione, fonazione e respirazione. La maggior parte dei disturbi dell’ATM sono causati da squilibri e/o lesioni causate da movimenti ripetitivi che causano stress e affaticamento dei muscoli adibiti alla masticazione, deglutizione e a tutta la muscolatura cranio-vertebrale-cervicale, dorsale superiore e dello stretto toracico superiore. Questa condizione può predisporre e favorire l’insorgenza di artrosi cervicale, soprattutto se non trattata e protratta nel tempo.
Un’altra connessione tra emicrania e dolori cervicali può essere trovata nel nervo vago: uno stato di forte contrattura della muscolatura cervicale può creare disfunzioni del nervo vago. Il nervo cranico parte da una struttura chiamata tronco dell’encefalo e diffonde verso molti organi, specialmente quelli digestivi.
Nervo vago e tronco dell’encefalo ricevono influenze significative dalle prime due vertebre cervicali e dai loro muscoli: ecco come problemi cronici alle componenti cervicali possono creare contemporaneamente disturbi digestivi e mal di testa.
Alla luce dei collegamenti descritti, l’osteopata avrà un ruolo molto importante nella risoluzione di tale problematica; in una prima fase, attraverso un attento esame posturale, andrà a valutare la corretta funzionalità del tratto cervicale, l’eventuale presenza di disfunzioni articolari e se vi sono delle disfunzioni di origine stomatognatica o visiva tali da richiedere l’intervento di uno gnatologo o di un optometrista.
In caso di disfunzioni articolari, l’osteopata potrà normalizzarle attraverso diverse tecniche, come le manipolazioni in thrust, quelle fasciali e articolatorie, oltre all’inibizione dei muscoli occlusali, agendo così anche per via neurologica, sui collegamenti trigemino cervicali. Naturalmente il ruolo dell’osteopata non si limiterà solo al trattamento della zone cervicale, ma anche di quelle disfunzioni a distanza che possono essere una con-causa nello sviluppo del sintomo, cercando anche di migliorare lo schema posturale.